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(Rapporto della dott.ssa Anna Maria Muratori del Centro Psicoanalitico Romano)
Debbo confessare che la distinzione antitetica contenuta nel tema fra due possibili tipi di sogno, mi provocò a suo tempo notevole fastidio. Come si poteva o doveva intendere su un piano di distinzioni obbiettive, la natura regressiva o progressiva del sogno? Un tentativo di classificazione in tal senso non rischiava di rendere ancor più difficile, nella pratica terapeutica quotidiana, l'uso corretto della interpretazione?
Questa riserva polemica non mi impedì tuttavia di sentire una intuitiva attrazione verso tale tema antitetico anzi, liberandomi dalle preoccupazioni di una classificazione obbiettiva di esso, mi ha consentito una più libera adesione al suo contenuto pratico e alle sue implicazioni subbiettive.
Infatti, ripensando alla mia esperienza di lavoro, dovevo subito riconoscere come taluni sogni portati dai pazienti nel corso della loro analisi, trovino una risposta emozionale più spiccata nell'analista, definibile in un sentimento di giubilo o di disappunto, e organizzabile in idee di progresso, o di stasi o di regresso compiuti dal paziente. In altre parole, piuttosto che ricercare nel campo di una obbiettiva definizione dei due termini di “progresso” e di “regresso”, questi mi apparivano come l'espressione del fatto innegabile che l'analista sia spontaneamente portato a trarre auspici prognostici positivi o negativi dai moti interiori che si svolgono in lui nell'accogliere determinati sogni.
È vero che i fattori controtransferenziali mobilitati in tale tipo di situazione, non sempre valutabili in modo sufficientemente esatto, rendono questo punto di approccio al tema quanto mai infido.
Tuttavia mi pare che l'introduzione di queste implicazioni subbiettive sia non solo inevitabile ma persino opportuna per misurare un fenomeno che per le sue stesse prerogative sfugge al vaglio di una indagine obbiettiva.
D'altro canto i fenomeni controtransferenziali, proprio in quanto assunti come c