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La constatazione del favore che la fiaba incontra presso il pubblico infantile, ha fatto convergere su di essa l'attenzione di parecchi psicologi che l'hanno accostata al gioco ed alla fantasticheria per trame osservazioni e conclusioni sulla vita affettiva e fantastica del bambino.
Ci riferiamo qui, soltanto di passaggio, a quegli studi che non si pongono il problema della fiaba, dei suoi motivi, dei suoi contenuti, ma, piuttosto si servono della fiaba in funzione di qualche altra cosa: in funzione della diagnosi e della terapia di situazioni conflittuali inconsce, gli studi orientati psicoanaliticamente, e che, pertanto, accentuano nella fiaba e nella storiella, l'importanza dei processi proiettivi; in funzione di una conoscenza più approfondita delle strutture psichiche infantili, gli studi psicologici, che, della fiaba, colgono soprattutto gli aspetti formali e strutturali.
È noto l'impiego che L. DÜSS (1) e M. THOMAS BACKES (2) hanno fatto delle fiabe nelle loro tecniche diagnostiche dei disturbi psichici dell'infanzia.
Si tratta però di fiabe, o meglio, di raccontini schematizzati e semplificati