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L'idealismo filosofico italiano, sotto la forma di spiritualismo storicistico che assunse nel pensiero di Croce e di Gentile, ha dominato la cultura italiana per quasi quarant'anni, nelle Università, nelle riviste, presso le case editrici, nelle coscienze: questa è oggi una constatazione banale e storicamente dimostrabile. Viene dunque a presentarsi fra i fattori che contribuirono ad ostacolare lo sviluppo della psicoanalisi in Italia, benché a prima vista possa sembrare strano che una teoria filosofica idealistica abbia potuto interferire “praticamente” nello sviluppo di una “scienza”. Ma si sa che una filosofia non è mai pura e lo stesso Freud ha passato qualche volta i limiti del puro sperimentatore scientifico.
Vorrei qui esaminare rapidamente l'atteggiamento pratico di Croce e di Gentile nei confronti della psicologia e della psicoanalisi, specie dal punto di vista dell'arte. Non è affatto mio proposito criticare a fondo sul piano filosofico la posizione idealistica, né rilevarne possibili errori teorici; l'estetica di Croce è quella che è nel suo sviluppo storico ed è oggetto di analisi per gli studiosi di estetica; qui riassumerò solo la posizione di Croce, prima nei confronti della psicologia (e della psicologia dell'arte), poi nei confronti della psicoanalisi (e della psicoanalisi dell'arte), indicandone le implicazioni pratiche, ed infine certe reazioni post-crociane che mi paiono interessanti