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II problema della colpa è certo uno dei più complessi. Esso ha delle implicazioni al tempo stesso sociali, morali, religiose, filosofiche, giuridiche e psicologiche. Inoltre la colpa si scinde in due aspetti fondamentali. Da un lato vi è la colpa vista dall'esterno, la colpa diciamo oggettiva, che corrisponde alla normativizzazione stabilita da un dato ambiente in un dato momento storico. Dall'altro lato, invece, essa si presenta come un'esperienza profondamente soggettiva ed allora essa coincide con il sentimento di colpa. A questo sentimento si associano spesso dei sentimenti collaterali o degli stati psico-affettivi particolari. In genere colui che si sente colpevole manifesta della tristezza e dell'ansia. Oppure colui che si sente colpevole si considera devalorizzato di fronte al proprio ambiente e risente da parte di esso dell'ostilità. Cosicché, specie quando la colpevolezza non si è ben strutturata in un sistema ideativo che la delimita e che la giustifica, colui che si sente in colpa potrà reagire nei confronti dell'ambiente con un'attitudine aggressiva che non fa che accentuare la colpevolezza in un circolo vizioso.
La colpa, nella sua accezione la più semplice, appare come la trasgressione ad una norma. Da questa base elementare si potrebbero sviluppare degli elementi problematici di ordine filosofico. Ci si potrebbe chiedere che cosa sia una norma o, meglio, quale sia l'essenza della norma. Ci si potrebbe chiedere altresì come si fonda il diritto a stabilire una norma. Infine ci si potrebbe chiedere che cosa voglia dire, nel suo significato più profondo, la trasgressione.
Noi ci occuperemo dell'aspetto psicologico o più esattamente psico-dinamico della colpa. E soprattutto cercheremo di studiare se e come il sentimento