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La morte di Franz Alexander, avvenuta l'8 marzo di quest'anno a Palm Springs, California (U. S. A.), è un gravissimo lutto per la psicoanalisi.
Alexander era probabilmente, anche per i non specialisti, il più noto e famoso degli analisti contemporanei. Nato a Budapest, crebbe in un mondo di artisti, pensatori, scienziati, umanisti, e risentì questa iniziale influenza per tutta la vita. Si laureò in medicina nel 1913. Durante la prima guerra mondiale, comandò al fronte un'unità medica della Croce Rossa e divenne poi capo di un laboratorio da campo. Voltosi alla psicoanalisi, fu il primo “candidato in training” dell'Istituto psicoanalitico di Berlino, e divenne poi a sua volta analista didatta presso quell'Istituto. Si trasferì stabilmente negli Stati Uniti nel 1930. La sua vita e la sua attività analitica in America sono principalmente legate a quell'Istituto di Psicoanalisi di Chicago, di cui Egli fu alla testa per 25 anni, e nel quale effettuò o diresse memorabili studi e ricerche, senza tuttavia venir meno ai suoi costanti impegni didattici. È universalmente noto che a Chicago, Alexander e i suoi collaboratori intrapresero le prime ricerche sistematiche di psicoanalisi su malati di ulcera gastrica e duodenale, ipertensione, asma, tirotossicosi, ecc., aprendo la via all'odierna medicina psicosomatica. Di questa, a buon diritto Alexander fu più volte indicato come il legittimo creatore e padre.
Nel 1956, Alexander lasciò Chicago e si stabilì a Los Angeles (California) come Direttore della Sezione psichiatrica e dell'Istituto di ricerche psichiatriche e psicosomatiche del Mount Sinai Hospital. In California continuò indefessamente il proprio lavoro e l'opera scientifica, che spazia nei più diversi campi della psichiatria psicoanalitica: dalle psiconevrosi alle psicosi, alla tecnica, alla criminologia psicologica, alla psicologia sociale. Da qualche anno, Alexander era anche professore di Clinica psichiatrica alla University of Southern California (Los Angeles).
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