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L'ultima volta che Felix e Helene Deutsch intrapresero un viaggio lungo insieme fu nella primavera del 1961. Erano diretti in primo luogo a Roma, dove avrebbero riabbracciato il figlio Martin, la nuora e i nipotini, che vi abitavano già da alcuni mesi. Da Roma, Felix Deutsch intendeva proseguire da solo per Israele, dove lo spingevano le Sue ricerche in corso sulla psicologia dell'arte. Si sarebbe ricongiunto con i Suoi entro pochi giorni e, dopo qualche settimana di permanenza a Roma, sarebbe ritornato con Helene a Cambridge, Massachussetts.
Sfortunatamente le cose non andarono del tutto così. Giunto che fu a Israele, Felix Deutsch fu costretto a tornare rapidamente a Roma: erano insorti purtroppo i primi disturbi di una seria malattia, che la Sua età (settantasei anni) avrebbe reso notevolmente più grave. Da quell'esperto medico che Egli era, non Gli ci volle molto per porre, prima di ogni altro, la corretta diagnosi del Suo male. “È un'epatite”, continuava a ripetere dal Suo letto a Se stesso e agli altri, nel poco tempo che trascorse a Roma. Non rimaneva che tornare al più presto a Cambridge. Le Sue condizioni generali peggioravano infatti a vista d'occhio.
Il portarlo fino al Suo aereo e il sistemarLo nel modo più sicuro e confortevole richiesero una complicata organizzazione, che curammo in tutti i dettagli. In ogni momento tuttavia, Egli seppe cooperare con decisione e sopportare con dignità. La Sua mente era sorprendentemente consapevole e alerte. Il Suo atteggiamento verso la temibile malattia che Lo colpiva sembrava quello di una decisa determinazione a non lasciarsi sopraffare.
Questo atteggiamento Egli mantenne anche in seguito, sino alla fine, per quanto è dato sapere. Ecco la preziosa testimonianza della Sua impareggiabile Helene, ricevuta in una lettera di questi ultimi giorni di gennaio: “Egli non guarì veramente mai, ma lavorò con eroico accanimento contro il decadere del proprio corpo. Soltanto alla fine di ottobre fu obbligato a capitolare. Ma, anche