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Freud in “Il disagio nella civiltà”, discute il problema della assunzione di sostanze intossicanti affermando che “il più rozzo, anche se il più efficace dei mezzi atti ad influire sul nostro corpo è l'introduzione di una sostanza chimica che agisce per mezzo dell'intossicazione. Io penso - egli dice - che nessuno sia in grado di capire completamente come esse sostanze agiscano, ma è un fatto che vi sono certe sostanze estranee al corpo che, quando sono presenti nel sangue e nei tessuti, causano direttamente una sensazione piacevole, non solo, ma anche modificano le condizioni della nostra capacità di percezione, così che noi diventiamo insensibili alle sensazioni spiacevoli. Ma vi devono essere sostanze nella composizione chimica stessa del nostro corpo che sono in grado di agire nello stesso modo, dato che ci è noto per lo meno uno stato morboso, quello maniacale, in cui insorge una condizione simile alla intossicazione chimica senza che sia stata assunta alcuna sostanza. Oltre a ciò anche la nostra vita psichica normale presenta delle variazioni in seguito alle quali il piacere è sperimentato in modo più o meno facile e parallelamente si presenta un'aumentata o diminuita sensibilità al dolore. È un gran peccato che questo aspetto tossico dei processi mentali sia stato tanto trascurato dalla ricerca scientifica. I servizi che le sostanze intossicanti hanno reso nella lotta per raggiungere la felicità e tener lontano il dolore, sono tali da far sì che tanto i singoli che i popoli abbiano dato loro una posizione importante e bene definita nella loro economia della libido”.
È evidente che Freud si riferiva principalmente all'alcool. Nello stesso lavoro egli menzionava alcune tecniche che l'uomo civile mette in atto per difendersi dal dolore, tra cui le sostanze intossicanti hanno un posto importante.