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Che cosa si intende per sentimenti di libertà esteriore, come ed entro quali limiti risultano misurabili le sensazioni di essere liberi nei movimenti, nei rapporti con il mondo esterno? Se si osservano individui liberati da impegni che impongono determinati ritmi di attività, si rileva quanto segue: tali individui si sentono liberi e a loro agio, quando possono seguire ritmi motori “naturali”, corrispondenti a personali esigenze, quando cioè possono manifestare il loro “tempo spontaneo”. È noto come questi ritmi motori risultino molto vari: mentre talvolta appaiono come manifestazioni di frettolosità, in altri sembrano caratterizzarsi da una relativa lentezza. Naturalmente quando si usano tali termini approssimativi, siamo lontani da precise misure di sentimenti di libertà esteriore. Misure meno inesatte si possono ottenere quando si usano metodi recentemente presi in esame da ROMANO (1)
Questo autore ha criticato alcune concezioni del “tempo spontaneo” definibili come unilaterali, dinamiche. In un primo momento la dottrina del tempo è stata formulata nel modo seguente. “Facendo eseguire a dei soggetti dei movimenti abbastanza brevi ed uguali (per es. premere consecutivamente su di un cavalletto Morse) e lasciando al loro completo arbitrio la scelta della velocità di esecuzione, la media aritmetica dei valori temporali impiegati nell'esecuzione di ogni singolo movimento è un valore comune a tutti i soggetti: qualcosa come una durata neutra, spontanea e naturale che gli uomini realizzano preferenzialmente ogniqualvolta la situazione lo permette (, )”.
Altri autori hanno impostato il problema nel senso “di una sua significatività caratterologica individuale: per ogni individuo vi è un determinato tempo significativo e caratteristico per il suo comportamento motorio elementare. Alcuni ricercatori sono giunti alle seguenti conclusioni: a) nella esecuzione, secondo le condizioni descritte di una sequenza di movim