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Dunque, per questa vita l'uomo non è abbastanza cattivo…
Se la tua mano o il tuo piede ti fan cadere nel peccato, tagliali e buttali via!
Le connotazioni aggressive di certi impulsi sono state individuate da Freud fin dalle sue prime scoperte; ma egli si è rifiutato per lungo tempo di ammettere l'autonomia di un istinto distruttivo. È certo, però, che il carattere aggressivo della condotta umana fu posto in evidenza già ab antiquo, a seconda del momento e delle circostanze, ora con rispetto ora come oggetto di accusa. La violenza e la collera, il perdono delle offese e la giusta vendetta, l'amore e la maledizione del prossimo, ricorrono come temi e motivi attorno ai quali si organizza la nostra civiltà. Se il piacere di soffrire o di far soffrire è diventato tema letterario solo in questi ultimi secoli, non è dubbio che esso abbia sempre fatto parte del patrimonio umano.
Formulando l'ipotesi dell'“istinto di morte”, Freud conferì coesione unitaria ad elementi che, fino a quel tempo, erano stati oggetto di studi frammentari. Sado-masochismo, fantasie inconsce di castrazione, coazione a ripetere esperienze penose, conflitti internalizzati, e crudeltà del Super-Io non potevano essere spiegati quali espressioni di un unico conflitto tra principio del piacere e principio della realtà. Era, dunque, necessario ammettere che l'uomo è sottomesso a due forze fondamentalmente antagonistiche e che in contrapposizione alla libido si erge un istinto distruttivo. Questa dualità degli istinti è intrinseca alla metapsicologia freudiana e alla descrizione strutturale (topica) dell'apparato psichico.