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Vorrei innanzitutto esprimere i miei ringraziamenti più sinceri per il modo così caloroso e affettuoso con il quale il XXV Congresso ha accolto il mio rapporto. I miei ringraziamenti vanno oltre il loro significato formale per acquistare il significato profondo della gratitudine: il tema kleiniano della gratitudine.
Ero venuto al Congresso con delle preoccupazioni, perché avevo ben presente la gravità dei problemi e le riserve che potevano essere avanzate. Tuttavia si trattava per me di un problema di testimonianza e più precisamente di testimonianza psicoanalitica. Ho perciò avuto l'impressione che la vostra accoglienza così calorosa al mio rapporto poteva significare per me l'assicurazione di aver testimoniato qualcosa che ognuno di voi aveva dentro di sé.
Ero dunque venuto con delle preoccupazioni: ma vi confesso che ero anche venuto per confrontarmi — se necessario, polemicamente — con ciò che Andre Green ha chiamato l'“olimpismo” della ricerca scientifica, nel momento in cui questo olimpismo rischia di diventare semplicemente un meccanismo di difesa a tipo d'isolamento e di negazione. La vostra risposta ha però dimostrato molto chiaramente che la nostra comunità non è “olimpizzata”.
Per esprimere la mia emozione di gratitudine vorrei servirmi di alcune osservazioni del prof. Servadio a proposito della psicologia dello scrittore, quando dice che lo scrittore si costituisce come qualcuno che dà agli altri ciò che scrive, come un cibo, ma che a sua volta ha un grande bisogno di essere nutrito dalla propria opera e da quelli che desidera nutrire. Poiché avevo in realtà un grande desiderio di nutrire e di essere nutrito, la mia gratitudine deriva allora dal fatto che questi due desideri sono stati gratificati dagli scambi culturali del Congresso: anche se per parte mia, evidentemente, la gratitudine è nata dal fatto di essere stato nutrito.
Passando ora ai ringraziamenti particolari per gli interventi, desidero esprimere innanzitutto la mia riconoscenza più profonda al