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Lo psicodramma diagnostico è un importante mezzo di comprensione dello psichismo dell'individuo in età evolutiva, solo che si delimitino il minimo e il massimo di età fra cui è conveniente utilizzarlo. Ritengo, d'accordo con gli autori più autorevoli che si sono occupati dell'argomento, che esso sia indicato per la prepubertà, per la pubertà, e per l'adolescenza. Al disotto dei dieci anni (che potrebbero scendere a otto-nove per le femmine) esistono altri mezzi più semplici e più economici: inoltre forse sarebbe difficile convincere i soggetti dell'opportunità di eseguire una recita improvvisata e farne loro comprendere il significato. L'indicazione dello psicodramma è invece elettiva per il periodo dai dieci ai sedici anni; si potrebbe dire: ad età difficile, mezzi diagnostici difficili.
Non ho intenzione di riprendere tutti i discorsi che si sono fatti sui problemi della prepubertà, della pubertà, e della postpubertà. Mi limiteró a dire che il dottor Racamier ha fatto precedere un Seminario psicoanalitico sulle prepsicosi da uno studio psicologico sull'adolescenza normale, a guisa di introduzione e di preparazione alla comprensione di meccanismi che, quantitativamente diversi, si assomigliano qualitativamente.
Il distacco dai “grandi” viene sentito come incolmabile e costruito su una proiezione: sono i genitori che non capiscono, è il tale insegnante che “ce l'ha con me”. Noi sappiamo bene che l'adolescente ricorre inconsciamente a queste proiezioni per proteggersi contro angosce profonde, basate sullo sforzo, non esente da gravi conflitti, fatto per emanciparsi, per sostituire gli oggetti familiari con oggetti estranei, per costruirsi una personalità autonoma ed indipendente. Noi “sentiamo” infatti che l'adolescente non è completamente sincero, né con