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Un fatto che appare subito evidente a chi si accinge a fare delle riflessioni sulla psicoterapia di gruppo è il generale entusiasmo che essa suscita non solo tra i pazienti che costituiscono un gruppo, ma anche tra coloro che praticano questa speciale forma di terapia. L'entusiasmo sembra avere un carattere contagiante ed estendersi anche ai gruppi di studiosi e di specialisti della materia, qualora essi si riuniscano insieme per studiare, in un Seminario, l'evolversi del trattamento di un determinato gruppo. Mi riferisco soprattutto a gruppi di nevrotici e di caratteriali. La teoria e la pratica psicoanalitica ci hanno insegnato che gli entusiasmi sono sempre sospetti. Freud ha sempre messo in guardia contro eccessivi entusiasmi ed illusioni terapeutiche. La scoperta del transfert fu resa possibile dalla sua capacità a non indulgere in soluzioni seducenti ed in successi apparentemente brillanti; ed è una dimostrazione perenne non solo del suo rigore scientifico, ma soprattutto del suo profondo rispetto verso se stesso e l'umanità.
Mentre la nascita e lo sviluppo della psicoanalisi non furono certo accompagnati da entusiasmi e da adesioni collettivi, ma piuttosto da risentimenti e addirittura da ostentato disprezzo da parte della scienza ufficiale, si è assistito negli ultimi trent'anni ad un succedersi di scoperte apparentemente rivoluzionarie al loro sorgere, sia nel campo della medicina generale, sia in quello più specifico, e che più ci riguarda, della psichiatria, accompagnate non solo da immediato e generale consenso, ma addirittura da entusiasmo da parte di studiosi e specialisti.
Si è visto col tempo che gli entusiasmi e le aspettative non erano giustificati dai risultati pratici (vedi ad es. elettro-shock, trattamento insulinico, tranquillanti, ecc.). A seguito di queste disillusioni la scienza ufficiale ha sentito il bisogno di rivolgersi alla psicoanalisi e di riconsiderare la sua posizione originaria. La psicoanalisi e la psicoterapia sono così penetrate