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Secondo l'A., i bisogni istintuali e i rapporti oggettuali costituiscono un continuum, una gerarchia, “il cui spettro si estende dalla primitiva megalomania onnipotente, che ha a che fare con le modalità operative del processo primario, ai fenomeni del giudizio e a quelli senso-motori della prova di realtà, che sono organizzati nei modi del processo secondario”. A un estremo di questo spettro, vale a dire in una condizione di regressione profonda dell'Io, un impulso istintuale non ha una rappresentazione mentale. All'altro estremo l'impulso è sperimentato a livello di coscienza, e puó essere gratificato mediante un'azione diretta a un oggetto. Questo spiegherebbe ció che l'A. ha potuto constatare nello studio della nevrosi di transfert di un caso da lui trattato, una donna sposata di 37 anni, madre di due figli, affetta da due sindromi somatiche: emicrania e ipertensione. Quando questa paziente riusciva a vivere con l'analista una vera relazione oggettuale, anche se il livello di tale relazione era quello consentito dalla sua condizione, non soffriva alcuno dei suoi disturbi somatici. Quando non riusciva a vivere un rapporto affettivo con un oggetto (ció che corrispondeva a una regressione dell' Io orientata verso il processo primario, e che si rifletteva, naturalmente, sugli aspetti della nevrosi di transfert), questa paziente soffriva dei suoi disturbi somatici.