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L'A. ebbe occasione di intraprendere l'analisi di una giovane donna sposata, che aveva una fobia della gravidanza e che, durante il trattamento, sviluppó sintomi di artrite reumatoide. Il sonno come gratificazione e il ritirarsi nel sonno erano parte importante del quadro sintomatico e della struttura del carattere, e costituivano, secondo
l'A., un tentativo inconscio di autoprotezione, di fronte a stimoli insostenibili. Il sonno poteva essere totale e senza sogni o leggero, parziale, a livello simbolico e a livello fisiologico. La sequenza psicosomatica che caratterizzava l'insorgenza dei sintomi artritici viene cosi descritta dall'A.: “l) Pensieri e sentimenti di rabbia verso una figura materna, accompagnata da ipotenia di uno o più gruppi muscolari; 2) Identificazione con una figura paterna e passaggio dall'ipotonia a tensioni e a dolori folgoranti nei muscoli precedentemente ipotonici; 3) Uno scoppio di attività fisica, seguita da dolore, rigidità muscolare, e in pratica da arrossamento, tumefazione e artrite di una delle articolazioni attivate da gruppi muscolari precedentemente ipotonici”. Il ritirarsi nel sonno è, secondo l'A., un meccanismo che prevale molto più di quanto non si sia finora creduto, sia nelle psicosi che nei disordini psicosomatici. Nel caso descritto l'ipotonia e l'immobilità dell'arto (mano) erano un equivalente somatico del sonno profondo e senza sogni. Come meccanismo di base, quest'ultimo è accompagnato da una “neutralità affettiva” che, a parere dell'A., è il risultato di una sorta di equilibrio tra piacere e dispiacere. L'elemento libidico positivo di un tale equilibrio sarebbe anzi particolarmente importante, perché darebbe più senso al significato gratificante del sonno, e aiuterebbe anche ad intendere il perché della equazione morte = sonno, caratteristica del desiderio di morire che si trova nelle reazioni depressive, masochistiche, psicotiche e somatiche.