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L'artista russo ha interessato già Freud che nel 1928 impernió su di lui il suo saggio sul parricidio. Oggi che i contributi della psicoanalisi alla ricerca applicata non si prefiggono più di sviscerare la vera realtà dell'estetica, ma si accontentano di illustrare caratteristiche più generiche degli artisti indagati, si puó affermare che, questi contributi, risultano, in fondo, più validi e informativi anche se meno ambiziosi. Uno degli aspetti messi in risalto dalla Bonaparte è quello contraddittorio del Dostoiewski nei confronti dei bambini. Freud stesso aveva già sottolineato che gli aspetti morali dello scrittore erano dubbi e certamente è stridente il contrasto esistente tra l'atteggiamento intensamente vissuto di benevolenza, generosità e tenerezza verso i bambini e le numerose scene di violenza e stupro reperibili nei suoi libri di cui vengono fatti oggetto i bambini. A questo si aggiungerebbe la confidenza fatta a Viscovatov secondo la quale egli sarebbe stato il protagonista di uno di questi episodi. L'A. propende tuttavia a credere che si sia trattato di una pura fantasticheria.
Geneticamente a questo tipo di interessi non sarebbero estranei i rapporti del Dostoiewski con la sorella Varvara di 13 anni più giovane. L'altro aspetto della personalità dello scrittore russo, e certamente il più noto, è quello dei suoi rapporti col padre.
Questi era, anche per quei tempi, autocratici per antonomasia, una persona brutale al punto che persino i suoi mugiki congiurarono e lo assassinarono ferinamente. Feodor apprese la notizia della morte del padre mentre frequentava la scuola di ingegneria di Pietroburgo e fu in questa occasione scosso da una delle sue crisi epilettiche. È nota, in seguito, la sua partecipazione al complotto che indusse Nicola I a condannare i sottoscrittori della lettera sediziosa alla sadica commedia dell'esecuzione ed alla Siberia. Tuttavia Feodor ebbe sempre un atteggiamento di sottomissione masochistica allo Tzar come se questi lo avesse solle