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Nella letteratura si possono distinguere due modi di approccio del problema della formazione del Super-Io. Il primo suppone l'esistenza del Super-Io in forma arcaica e rudimentale fin dall'inizio; il suo funzionamento sarebbe evidente fin dai primi mesi di vita. Il secondo modo di approccio si collega alla teoria nucleare dell'Io di Glover,
secondo la quale l'Io ha origine dalla fusione, di numerosi nuclei distinti. Prima che avvenga tale fusione, in essi si produrrebbe a poco a poco una divisione rudimentale accennante a nuclei, per così dire, del Super-Io. Questi vanno peró nettamente distinti dal Super-Io vero e proprio, differenziazione altamente organizzata nell'Io totale, che non puó evidenziarsi se non quando l'istinto abbia raggiunto lo sviluppo finale. Partendo dallo studio dei processi di imitazione e di identificazione primitivi che conducono all'acquisizione del linguaggio e quindi alla possibilità di comunicazione semantica, l'A. esamina quelle differenziazioni nei nuclei dell'Io che sono destinate a diventare parti costituenti del Super-Io (“primordia” del Super-Io). Osserva che nel bambino appaiono dapprima parole globali, parole, frasi aspecifiche esprimenti bisogni. Poi, verso i 18 mesi, appaiono i simboli verbali (parole specifiche indicanti oggetto). Ma questi ultimi sono preceduti da gesti semantici, di cui un prototipo è il gesto di negazione (15 mesi). Contemporaneamente all'acquisizione del linguaggio il bambino comincia a comprendere il significato delle proiezioni e degli ordini. All'inizio del 2° anno gioca ad imitare il comportamento dell'adulto: è una prima identificazione al gesto. E questo è il periodo in cui, per ragioni ovvie, le proibizioni aumentano di numero. Ogni proibizione inibisce un'azione trasformandola in compito inadempiuto. L'elemento comune dei compiti inadempiuti è il “no”. Le azioni incomplete sono ricordate meglio di quelle completate, anche perché le tracce mnemoniche delle interdizioni sono cariche di frustrazione.