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In questi ultimi giorni, riflettendo su quanto era stato discusso nel recente XXVI Congresso degli Psicoanalisti di Lingue Romanze, mi sono tornate alla mente con una certa insistenza le parole di Henri Poincaré, ricordate da Loewenstein nella sua conferenza “Psychologie psychanalytique”.
Diceva Poincaré che per fare una scienza occorrono i fatti, come per costruire una casa ci vogliono i mattoni ma, come un mucchio di mattoni non formano una casa, un mucchio di fatti non bastano per fare una scienza.
Per costruire una casa, occorre, oltre ai mattoni, un costruttore che sappia che tipo di edificio si voglia costruire. Anche per costruire la scienza psicologica è necessario anzitutto reperire i “fatti psicologici” e trovare, poi, il costruttore che con questi fatti ed in base ad ipotesi e teorie costruisca la psicologia scientifica.
Ora, senza invischiarci in una discussione, che oggi potrebbe sembrare oziosa, su che cosa si debba intendere per fatto psichico, constatiamo subito che sono stati gli psicologi tradizionali che hanno portato i primi mattoni per la costruzione della psicologia come scienza.
La psicologia scientifica, com'è noto, è sorta il giorno in cui si è staccata dalla filosofia, quando cioè ha incominciato a considerare “i fatti psichici” come oggetto di studio e di riflessione ed ha applicato a questi oggetti il metodo scientifico. Nacque così la psicologia sperimentale che va dai primi esperimenti di Wundt fino alla “riflessologia”, alla “psicologia della forma” ed alle altre correnti psicologiche attuali.
Di pari passo un'altra psicologia si era andata sviluppando: la