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La sensazione di sonnolenza durante la seduta psicoanalitica è, probabilmente, un fatto assai comune; ma il sonno vero, profondo, che si verifica in alcuni pazienti non è un fatto ordinario o, per lo meno, dobbiamo ritenerlo tale nei pochi casi riportati dalla letteratura.
S. FERENCZI (1914) fu il primo a richiamare l'attenzione su questo problema. Egli ritenne che il paziente che si addormenta esprima insoddisfazione nei confronti della lunga cura o, forse, manifesti in questa forma il desiderio di ricevere un trattamento ipnotico. Ma il fenomeno è anche espressione di resistenza. Ferenczi ha già riconosciuto che in tali casi si hanno sogni e fantasie importanti.
W. CLIFFORD M. SCOTT riferì sul sonno verificatosi in una seduta analitica al XV IPC nel 1938, ma fu solo nel 1947 che pubblicò lo studio relativo. E. SIMMEL dice che il sonno durante l'ora analitica può essere una difesa contro impulsi aggressivi verso l'analista.
Il primo studio su un caso di sonno in seduta analitica fu pubblicato nel 1947 da L. STONE. L'intera casistica su tale argomento è pubblicata in inglese, eccetto l'articolo di Stein, apparso in francese. Poiché il lettore può agevolmente consultare tali lavori, sarò breve nella esposizione delle comunicazioni relative ai casi studiati. Il soggetto di Stone, affetto da ulcera duodenale e depressione, prese a dormire regolarmente in un determinato periodo dell'analisi nel corso delle interpretazioni fornite dall'analista. Non appena questi smetteva di parlare, il soggetto si scuoteva e tornava allo stato di veglia. Fu dimostrata una forte e costante oralità nonché una generale passività funzionale, poi fissazione primaria orale, vorace, ansiosa e in definitiva ostile, con relativa inibizione. Il sonno sembrava avere lo stesso significato del sintomo gastrico, ossia fantasie orali e passive nei riguardi di entrambi i genitori. Il sintomo del