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Nell'ambito di una serie di ricerche condotte dalla loro scuola in campo sociopsichiatrico, Hollingshead e Redlich, rispettivamente sociologo e psichiatra dell'Università di Yale, si sono posti il problema del rapporto fra classi sociali e malattie mentali ed hanno svolto, a questo scopo, una serrata ed approfondita indagine statistica nella città di New Haven nel Connecticut.
I risultati di questa indagine sono esposti in questo interessante libro che unisce al pregio di un linguaggio chiaro ed incisivo, quello di trattare con ricchezza di dati, sia quantitativi che qualitativi, un problema fino ad oggi quasi ignorato sia da parte dei sociologi che da parte degli psichiatri. La lettura ne risulta facile ed avvincente ed è giocoforza per il lettore ammettere, al di là delle resistenze personali e culturali nei confronti di un così spinoso problema, che le ipotesi degli autori vengono ampiamente confermate dai dati: che, cioè, la prevalenza dei disturbi mentali curati è in rapporto alla posizione dell'individuo nella stratificazione sociale; che i vari tipi di disturbi psichici diagnosticati sono collegati in modo significativo alla stratificazione sociale; che il tipo di terapia prescritta dagli psichiatri è in relazione con la posizione del paziente nella stratificazione sociale.
Due critiche possono essere mosse a questo libro. La prima è che l'inchiesta, condotta da Hollingshead e Redlich, si è occupata soltanto di pazienti sotto la cura di psichiatri, per cui si tratta di uno studio sulla prevalenza delle malattie mentali che vengono curate e non di uno studio della prevalenza delle malattie mentali in generale. I dati esposti non permettono perciò di trarre deduzioni circa una prevalenza endemica delle malattie mentali nella popolazione in generale. Gli autori stessi si rendono conto di questo limite ed auspicano ulteriori, più complete ricerche epidemiologiche.
L'altro limite dell'inchiesta è che essa concerne una sola comunità