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Nelle “Tre dissertazioni sulla teoria della sessualità” Freud aveva messo in luce l'aspetto dissociativo delle perversioni considerandole come dirette espressioni di una componente pregenitale dell'istinto, come frammenti della sessualità infantile accettati dall'Io: e ciò a differenza della nevrosi, che era vista da Freud come una immagine negativa della perversione,1 cioè come il risultato di una difesa operata su componenti infantili della sessualità. È degno di nota che nella parte conclusiva delle “Tre dissertazioni” vi è qualche accenno all'attività delle difese nel processo di parziale disintegrazione dell'istinto nel suo tragitto verso il primato genitale. Non è dubbio, però, che nel saggio sulla fantasia di “Flagellazione” (ch'è del 1919), per tacere degli studi sul “Masochismo” e sul “Feticismo” , la perversione non è più ritenuta espressione diretta della componente istintiva, ma risultato di una rielaborazione a livelli regressivi di conflitti afferenti ad impulsi parziali, rafforzati dal fallimento del complesso edipico.
Si deve al Sachs di avere tentato una conciliazione dei vari punti di vista dello stesso Freud con la formulazione dell'ipotesi che il carattere apparentemente egosintonico della perversione si dovesse a un successo incompleto delle difese dell'Io in lotta con una fissazione impulsiva, particolarmente sviluppata e rafforzata dalla fuga di fronte all'Edipo.
Le ricerche ulteriori, specie per merito della esplorazione della psiche infantile, hanno chiarito l'incidenza delle più resistenti forme perverse nelle primissime fasi (orali, anali) dello sviluppo psico-sessuale e la connessione tra perversione e psicosi.
Accadeva, nel passato, che quando il materiale analitico nel trattamento di omosessuali aveva messo in luce desideri passivi-femminili per