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L'occasione che sta alla base di questo lavoro ci è stata offerta dal tentativo di sistemazione compiuto da T. , nell'ambito della teoria psicoanalitica, circa la connessione tra fenomeni quali il dolore, il piacere e le emozioni in generale e la struttura dell'Io, inteso come attività la cui organizzazione si presenta necessaria affinché possa esistere una relazione tra eventi psichici ed eventi fisici. Naturalmente, data la sua impostazione di analista, l'A. si trovava di fronte alla necessità di considerare da un lato le modalità interpretative di ricercatori quali i neurofisiologici e gli psicologi, mentre d'altra parte doveva tener presenti le soluzioni diverse fornite sull'argomento dagli psicoanalisti; ciò al fine di mettere in risalto le differenze circa l'interpretazione della dinamica in cui si comportano la percezione del dolore e le relazioni che l'Io cosciente intrattiene con le sensazioni ad esso riferite. Appare evidente che, nell'analisi compiuta da Szasz, e implicito il tentativo di apportare, al di là delle considerazioni specifiche circa la percezione del dolore (inteso sia come dolore fisico sia come una accezione estensiva di esso e cioè come stato di angoscia), una modificazione ad alcuni concetti tradizionali ed ancora validi nella teoria psicoanalitica, concernenti le funzioni dinamiche e l'attività dell'Io. Tale riformulazione è intesa, come vedremo, a conferire all'Io una maggiore libertà e autonomia conoscitiva, ponendosi esso come punto di riferimento di ogni attività psichica, a scapito di una ingerenza massiva dell'Es e delle sue pulsioni.
In questa breve analisi dell'argomento affronteremo preliminarmente alcuni problemi metodologici ed interpretativi, offertici dalla diversità dell'impostazione psicoanalitica dalle altre soluzioni presentate in neurofisiologia