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L'etnologia, come tutte le discipline scientifiche, non può non avvalersi di un rapporto psicoanalitico che possa maggiormente chiarire, interpretare, valutare i significati consci ed inconsci, di fatti sociali, tradizioni culturali, caratteri morali e religiosi. Niente quindi di più naturale che una presa di contatto tra le due.
Il primo ponte di congiunzione fu gettato da Freud; egli stesso tracciò all'etnologia le vie di approccio, cercando di convalidare, essenzialmente su un piano universale, le scoperte raggiunte nella clinica, e scoprì nei costumi dei primitivi, sotto una forma manifesta ed istituzionalizzata, il “proibito”, sorgente di ogni nevrosi e il tabù rigoroso dell'incesto da cui deriva la pratica esogamica.
Nei suoi primi scritti etnologici accordò al complesso di Edipo importanza esclusiva considerandolo come risultato delle prime strutture della vita istintuale e psicosociale del bambino.
È in funzione dello sviluppo psicoaffettivo, biologico, sociale, che questi stabilisce le prime relazioni con gli oggetti: le prime strutture dell'Io si elaborano in funzione dell'“oggettività” di dati di base universale e del “modo” non meno universale in cui gli oggetti sono investiti affettivamente.
È su questa concezione psicoanalitica che gli antropologi-etnologi-culturalisti americani avrebbero dovuto basare i loro lavori. Kardiner, pur partendo da ciò, nega infine l'universalità della struttura psicologica, privandosi dello strumento stesso della ricerca. L'assenza di tabù di rapporti sessuali nei Commanci, prima della battaglia, lo inducono ad escludere la costellazione “piacere sessuale-colpevolezza” tralasciando l'importanza, in questa determinata situazione, di una repressione di ostilità omosessuale, spostata verso la donna ripartita e punita.
La paura di castrazione si esprime così nel rafforzamento di legami omosessuali; lo stesso Kardiner cita ancora lo stretto tabù del desiderio della sorella maggiore, evidente sostituto materno, sottolineando però p