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L'Autore ricorda in primo luogo che la letteratura relativa alle cosiddette sostanze “psicodisleptiche”, o “psicosomimetiche” o “psicodeliche”, è molto aumentata negli ultimi dieci o quindici anni. Le sostanze che più hanno attirato l'attenzione dei ricercatori, e che sono state più a lungo sperimentate, sono state la dietilammide dell'acido lisergico (LSD 25) e la psilocibina,
L'A. osserva che sull'impiego e sull'utilizzazione in psicoterapia delle anzidette due sostanze i giudizi e le opinioni variano tuttora considerevolmente.
In base alla propria esperienza, l'A. ritiene che tanto l'LSD quanto la psilocibina favoriscano la manifestazione di emozioni e di rapporti cosiddetti di transfert; che facilitino, entrambe, regressioni a fasi anche assai primitive dello sviluppo psichico; che affievoliscano molto le consuete difese. L'esperienza è sempre molta intensa, e viene di solito assai bene ricordata. Egli considera probabile che l'LSD e la psilocibina possano veramente essere considerate sostanze a parte e senza rivali, nel campo della psicofarmacologia applicata alla terapia.”
È peraltro sua opinione che gli psicodisleptici possano essere adoperati solo in certi specifici casi e debbano comunque esserlo con estrema prudenza. A suo avviso l'uso delle anzidette sostanze è preferibile quando sia già alquanto avanzata una esplicitazione propriamente psicoterapica e psicoanalitica dei problemi fondamentali del paziente.
Quanto all'interesse che l'uso delle sostanze psicodisleptiche può presentare nel contesto di un'analisi didattica, l'A. presenta le seguenti considerazioni:
Il candidato che inizia la sua analisi personale a fini didattici è di solito un medico, ha spesso una specializzazione neuropsichiatrica, e ha già letto quasi sempre opere di psicoanalisi teorica o clinica. Questa sua preparazione, questo suo passato, lo diffe