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Quando Freud, nel 1905, pubblicò l'analisi del piccolo Hans, apri il cammino all'analisi del bambino. Se la storia del piccolo Hans ha permesso a Freud di descrivere il complesso di Edipo, non come l'aveva visto-fino a quel giorno ricostruendolo attraverso lo studio dell'adulto, ma secondo quello che ne ha scritto nel caso anzidetto, noi sappiamo tuttavia che questa analisi è stata effettuata essenzialmente in conversazioni tra Freud e il padre del bambino.
Manca dunque nella descrizione del caso del piccolo Hans il contatto diretto e la dinamica del transfert tra Freud e il bambino stesso. Queste fatto avrà in seguito una ripercussione importante sul pensiero di Freud, il quale non ha alcun dubbio sull'immenso interesse che potrebbe presentare lo studio diretto praticato sul bambino, ma si rende conto, da una parte, che questi è incapace di sviluppare una nevrosi di transfert prima di aver terminato l'elaborazione del suo complesso di Edipo, e che, dall'altra, non possiede ancora il linguaggio assolutamente necessario per associare liberamente e permettere di scoprirne la vita inconscia.
Inoltre, sempre a proposito del bambino, c'è un'altra osservazione di Freud di un estremo interesse, quella esposta nel suo libro Al di là