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Secondogenito, con un fratello maggiore di un anno ed un altro fratello minore di quattro anni, Ernesto X iniziò la propria analisi all'età di ventotto anni, resosi conto in base all'esito di una consultazione psicodiagnostica, di non essere affetto né di un deficit intellettivo, come sempre più spesso temeva, né di una deviazione del senso morale. E infatti a questi due motivi egli aveva finito col ricondurre il fallimento dei propri studi e l'ambiguità del proprio inserimento professionale, assillato dal sentimento di colpa per l'irriconoscenza che con i propri difetti dimostrava al padre, uomo probo, potente, ammirevole, irraggiungibile modello nella sua luminosa perfezione. I due fratelli erano assimilati al padre, giganti in proporzioni appena ridotte. L'autostima era assai fragile, fondata in equilibrio assai precario sulla propria prestigiosità sessuale che lo conduceva ancora a quel tempo a rapide conquiste di donne bellissime e molto ammirate, con due delle quali si è impegnato in relazioni più lunghe e assai ambivalenti. L'ultima di tali relazioni era in corso all'inizio dell'analisi e ha subito una importante evoluzione durante la cura. Con le sue conquiste si sobbarcava a veri “tours de force” erotici, come impegno nella continua dimostrazione della sua efficienza sessuale.
Egli d'altronde nutriva grosse preoccupazioni al livello cosciente circa le conseguenze di una serie di incidenti che nel corso della sua infanzia e adolescenza avevano colpito uno dei suoi testicoli, operato per ritenzione e su cui si erano accumulati in seguite una serie di traumi. Dirò, qui, per inciso, come tale paziente abbia avuto una spiccata tendenza all'infortunosi, avendo subito una serie di incidenti, taluni