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Il fenomeno apparentemente paradossale e misterioso di un soggetto che trae piacere dal dolore fisico come nel “masochismo erogeno” o dalle sofferenze affettive come nel “masochismo morale o psichico”, ha costantemente stimolato l'attenzione degli studiosi di psicologia.
L'importante problema non era sfuggito all'attenzione di Freud che se ne era occupato dapprima con il lavoro “Ein Kind wird geschlagen” del 1919, ma soprattutto con quello sul “Problema economico del masochismo” del 1924.
È noto come, in quest'ultimo, Freud stabili la teoria del masochismo riferendosi al dualismo fra istinti di vita e istinti di morte e ad una riattivazione del complesso edipico con conseguente senso di colpa inconscio e “bisogno di autopunizione” da parte di una figura parentale, sollecitato da un “Super-Io sadico”.
Nello stesso studio, Freud suddivideva il masochismo in tre gruppi: erogeno, femminile, psichico, considerando quest'ultimo il più importante dei tre.
È appunto del masochismo psichico che ci occuperemo in questo lavoro.
L'interesse degli psicoanalisti si è per tale argomento accresciuto progressivamente con la constatazione sempre più chiara della presenza inevitabile di implicazioni masochistiche in ogni manifestazione nevrotica.
Molti autori si sono di ciò occupati sia direttamente, sia con ricerche sull'aggressività, Super-Io, Io-Ideale, narcisismo; mi limiterò a citare: Nacht, Menninger, Rado, Grunberger, Bak.
Sarebbe tuttavia ingenuo pensare che il problema del masochismo risulti così completamente delucidato; a causa delle sue estese e molteplici interrelazioni, appare piuttosto come un capitolo apertissimo alla indagine psicoanalitica.