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Questo geniale lavoro che ha, non ultimo, il pregio di rendere agevolmente comprensibili argomenti che sono fra i più ardui delle teorie psicoanalitiche, rappresenta anche uno degli esempi più lucidi di quelle che sono le nuove frontiere della ricerca psicoanalitica.
Il lavoro si apre con i primi riferimenti ai concetti di colpa e di difesa fatti da Freud nelle lettere a Fliess e nei lavori del 1915; vengono inoltre ricordati i lavori sull'argomento di di di e di .
L'A. intende applicare il principio genetico ad alcuni meccanismi di difesa dell'Io per individuare i loro prototipi fisiologici e considera perciò in modo particolare aspetti del comportamento di ordine percettivo e neuro-fisiologico.
Nessun meccanismo di difesa è considerato innato; innati sono invece la capacità variabile di apprendere e i modi di adattamento per far fronte alle condizioni ambientali a seconda delle possibilità neurofisiologiche individuali.
Inizialmente la madre è il rappresentante dell'ambiente, essa rimane il personaggio più importante dei primi due anni e uno dei più importanti in seguito; i meccanismi di difesa sono creati o perlomeno influenzati in forma decisiva dalla relazione madre-bambino.
Spitz riprende il concetto di Freud secondo il quale le difese diventano patologiche allorché sono utilizzate in forma esagerata; non esclude peraltro che, come sostiene Hartmann, inizialmente i meccanismi psicologici di difesa dell'Io possano essere al servizio dell'adattamento e solo in seguito abbiano una funzione difensiva. La Greenacre è citata per i lavori su quei processi che già in fisiologia hanno un ruolo difensivo: le sue osservazioni riguardano perciò principalmente funzioni fisiologiche difensive che non hanno contropartita nei meccanismi di difesa dell'Io di cui ci si occupa abitualmente.
L'A. esamina alcune modalità primordiali di funzionamento psichico, soprattutto nel neonato, con particolare riferimento alla percezione, alla modificazione degli stimoli nel settore afferente e