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Questo lavoro, di uno degli analisti francesi più interessati a cogliere anche le sfumature più fini della sintomatologia, si sviluppa attorno all'osservazione frequente di sintomi differenti provenienti da strutture clinicamente identiche o al contrario di sintomi identici provenienti da strutture diverse.
Dopo aver ricordato la rarefazione a cui vanno incontro l'isteria e la nevrosi ossessiva tipiche soppiantate dalle nevrosi di carattere nel quadro di una evoluzione sociale e scientifica che non accetta più la sintomatologia clamorosa, precisa attraverso quali vie si può realizzare uno studio soddisfacente delle variazioni della sintomatologia, studio che infine consente alla psicoanalisi, a differenza della medicina classica, di non confondere la scomparsa della sintomatologia con la guarigione.
Vengono anzitutto ricordate le conclusioni di un precedente lavoro di Diatkine e Favreau e alcune osservazioni di Pasche e Bouvet oltre alle formulazioni di Freud sull'ideale dell'Io.
Il lavoro si articola sullo studio del modo di pensare di due pazienti con nevrosi atipiche, l'uno a struttura prevalentemente isterica, l'altro ossessiva.
Il primo, H., è un uomo di 30 anni sposato e con tre figli in analisi per delle crisi di tachicardia parossistica di tipo funzionale e dolori diffusi agli arti per i quali rimane a letto per lunghi periodi.
La ricostruzione genetica evidenzia una povertà di contatti nei primi anni e lo sviluppo di un'intensa vita fantasmatica insufficientemente corretta dalla presenza dei parenti. In seguito, la scoperta di nuovi oggetti fuori dell'ambiente familiare consente una individuazione delle fantasie e la possibilità di sviluppare contatti reali distanziando al tempo stesso i genitori.
La crisi della pubertà rompe l'equilibrio precario e le tendenze sessuali rafforzate sono fronteggiate con una nevrosi fobica. Appaiono disturbi psicosomatici e difese razionalizzanti che si rivelano insufficienti tanto che all'inizio dell'analisi il paziente vive quasi