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Il fatto che la Revue Française ripubblichi questo articolo a diversi anni di distanza dalla sua comparsa è sufficiente a far comprendere che si tratta di un classico che fa ormai da molto tempo parte del bagaglio concettuale di ogni studioso di psicoanalisi. In esso l'A. oltre ad avere il merito di esporre con sintetica chiarezza i vari aspetti del problema aggiunge da par suo elementi esplicativi e considerazioni cliniche che arricchiscono e completano l'indagine. L'argomento è quello della relativa autonomia dell'Io nei confronti sia dell'Es che del mondo esterno. Le idee esposte sono rappresentative della corrente che fa capo ad Hartmann e che tenderebbe a spostare l'asse della psicoanalisi da una demonologia ad una scienza dei controlli e delle difese.
Dapprima vengono illustrati i criteri che giustificano l'idea di una indipendenza dell'Io nei confronti dell'Es. L'Io non prende inizio da una differenziazione dell'Es ma entrambi originano da una comune matrice indifferenziata; a questo concetto viene dato il nome di autonomia primaria dell'Io. Gli strumenti con cui questa struttura autonoma opera sono costituiti dalle varie funzioni di memoria, percezione, soglia e motilità. Si tratta di acquisizioni evolutive e maturative le quali garantiscono l'adattamento all'ambiente. Col nome di autonomia secondaria si fa riferimento invece a quelle pulsioni che attraverso molteplici vicissitudini diventano estranee alle loro stesse origini.
L'esempio classico ed abitualmente addotto di questa eventualità è rappresentato dalle formazioni reattive. La concretezza e immodificabilità degli istinti costituisce d'altro canto un baluardo insormontabile facendo sì che l'individuo non sia completamente trasformabile come vorrebbero i culturisti.
Nel 3° degli otto paragrafi in cui si suddivide il lavoro, sono indagate le condizioni che minacciano l'autonomia dell'Io nei confronti del mondo esterno e dell'Es. Per quanto riguarda quest'ultima eventualità vengono esemplificate le grandi