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L'Autore, già noto per il suo libro Psychanalyse de la musique, riprende in questo lavoro, ma in una diversa prospettiva, i temi dell'opera precedente. Mentre il primo saggio rappresentava il suo contributo personale alla comprensione del fenomeno musicale in termini psicodinamici, in L'école freudienne devant la musique, da un lato il Michel raffina e difende le opinioni precedentemente espresse, dall'altro offre un utilissimo compendio di quanto è stato scritto dagli psicoanalisti attorno ai vari aspetti del fenomeno musicale.
Lo spunto alla ulteriore esposizione del proprio pensiero è offerto all'autore dalle recensioni al suo precedente lavoro; mentre però particolarmente fruttuoso appare lo sforzo di superare le critiche che qualche psicoanalista aveva mosso, minore interesse presenta la parte in cui il Michel difende le proprie opinioni dalle obiezioni, per lo più inconferenti, dei cosiddetti musicologi.
Certamente di maggior pregio è il secondo aspetto del libro dove il panorama della letteratura psicoanalitica sulla musica è realmente vasto e penetrante, nonostante che l'Autore non sempre abbia potuto procurarsi i testi originali e abbia dovuto in molti casi usare fonti di seconda mano.
L'unico limite alla completezza bibliografica del libro è dovuto al fatto che, nonostante esso sia del 1965, l'esame della letteratura si arresta al 1955 (salvo qualche aggiornamento nelle note) avendo il libro subito, per ragioni editoriali, un ritardo di pubblicazione di dieci anni.
Resta così purtroppo escluso il più importante contributo della psicoanalisi allo studio della musica: la monumentale biografia Beethoven and His Nephew degli Sterba.
Mentre agli inizi la psicoanalisi si era poco interessata della musica anche perché nessun accenno ad essa si trova nell'opera di Freud che, come è noto, provava poco interesse per essa ritengono che una disposizione razionalista o forse analitica lottasse in lui contro una emozione quando non poteva concettualmente comprenderla, più ta