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Nel 1953 Zilboorg è stato insignito del premio Isaac Ray. Questo premio è stato creato allo scopo di stabilire una stretta collaborazione tra l'avvocatura e la psichiatria. L'Autore tenne all'Università di Yale le lezioni che costituiscono il contenuto del volume e che sono il frutto della sua grande esperienza in campo psichiatrico ed in campo penalistico.
La posizione dello Zilboorg è precisa, univoca, chiara e confortante. Sin nelle prime righe dichiara
che non farà come quel professore di storia delle religioni che per ingraziarsi in toto la sua platea diceva: “Signori ci sono persone che credono in Dio, altre che non ci credono, in questo ciclo di conferenze noi terremo un'opinione di mezzo”.
Il principio per il quale senza una profonda conoscenza psicologica soprattutto a livello inconscio sia dell'imputato, sia di chi deve giudicarlo, non vi possa essere vera giustizia, è il presupposto di tutte le argomentazioni dell'Autore che suona di ammonimento specialmente ad un sistema come il nostro che proibisce la perizia cosiddetta psicologica.
Tutto il secondo capitolo è destinato a smentire la comune opinione che la pena abbia una efficacia intimidatrice e che solo per questo effetto l'individuo si astenga dall'infrangere la norma cui è connessa una sanzione.
Sottolineando al contrario che vi sono persone che violano la legge proprio per essere punite allo scopo di tacitare un inconscio senso di colpa, l'Autore indica come anche dal punto di vista statistico la tesi che la pena abbia un'efficacia intimidatrice sia invalidata; nell'Illinois, per esempio, dove vige la pena di morte per gli omicidi, il livello di questi è quattro volte superiore a quello del Wisconsin dove non esiste la pena di morte.
Nel capitolo terzo vengono indicati i rapporti e sottolineate le differenze tra due diverse psicologie professionali, quella del medico e quella dell'avvocato.
Ogni professione, dice l'Autore, ha la sua psicologia, l'educazione alla medicina dirige tutto il potenziale di a