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In più di cinquant'anni di pratica psicoanalitica ho avuto l'opportunità di osservare numerosi casi di agorafobia; alcuni di essi non risposero del tutto bene alla terapia, in parecchi i risultati furono eccellenti e duraturi; tuttavia una chiara opinione della psicodinamica di questa neurosi l'ho ottenuta solamente in questi ultimi anni.
Come ho già accennato nel mio libro (1), la letteratura prefreudiana sull'argomento è cospicua: vari neurologi e psichiatri, francesi, tedeschi, svedesi e italiani si soffermarono ad illustrare gli aspetti clinici e le manifestazioni somatiche dell'angoscia agorafobica, ma nessuno di loro sospettò mai la natura psicologica di tale fobia e solo l'aiuto della psicoanalisi rese possibile riconoscere il fondamentale ruolo in essa svolto dai conflitti inconsci.
Presso la letteratura psicoanalitica manca d'altronde una soddisfacente descrizione di questa neurosi; anzi, alcuni dei concetti stessi dell'agorafobia difettano di precisione: certi psicoanalisti tendono per esempio a far rientrare nell'ambito di essa fobie che sia per le loro manifestazioni che per la loro dinamica non hanno nulla a che vedere con l'agorafobia.