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“…senza speme vivono in disio.”
(Inferno, IV)
Questo lavoro si occupa di un problema piuttosto comune nel corso di un trattamento analitico prolungato. A mio avviso, è molto probabile che proprio questo problema sia responsabile della durata non abituale di alcune analisi. Accade di regola, che l'andamento dell'analisi, che noi supporremo essere stata condotta con adeguatezza al caso e con abilità, abbia portato a un progresso costante e a uno sviluppo gratificante sia per l'analista che per il paziente. I più intricati aspetti dei primi anni di vita del paziente e delle sue relazioni, sono stati esaminati e ricostruiti. Si può osservare un miglioramento considerevole in molteplici sfere delle attività dell'Io, e rilevare che anche la genitalità del paziente ha cominciato a svilupparsi pienamente. Il paziente agisce ormai bene nel lavoro e nel tempo libero. Tuttavia, non appena il paziente o la paziente si trova ad affrontare una netta situazione edipica, tutto il miglioramento e l'insight sembrano scomparire in un baleno. Si potrebbe quasi dire che l'intera struttura laboriosamente costruita non tenga più. Di regola, non sembra che si possa avanzare una spiegazione chiara che renda conto di tale rovescio. Nella discussione di simili casi, di solito l'analista riceve una quantità di suggerimenti o di spiegazioni che, data la limitatezza del resoconto del lavoro analitico compiuto, spesso appaiono paternalistiche o superflue. Per esempio, l'analista si sentirà dire di analizzare di più la posizione depressiva, anche quando questo è stato fatto m maniera esauriente, oppure gli