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Alcuni modelli interpretativi suggeriti dalla ricerca psicoanalitica valgono a cogliere più compiutamente l'intima dinamica dei deliri di negazione e dell'esperienza delirante della fine del mondo.
È classico, in materia, il riferimento alla celebre autobiografia del giudice Schroeber, profondamente analizzata da Freud. Gli eventi apocalittici descritti da Schroeber vengono analizzati da Freud in termini proiettivi, per cui la fine del mondo può essere spiegata come la conseguenza della catastrofe interiore. L'universo soggettivo del malato si distrugge in rapporto all'intensità del disinvestimento libidico e della regressione narcisistica.
Freud sottolinea come talora la prima fase possa passare inosservata sul terreno clinico per rivelarsi secondariamente in occasione della costituzione secondaria di un delirio inteso come tentativo di autoguarigione e di ricostruzione del senso di realtà. Come egli scrive: si osserva spesso nelle fasi acute della paranoia l'apparizione di simili idee di catastrofe universale. In base alla nostra concezione degli investimenti libidici, se noi ci lasciamo guidare dall'apprezzamento che Schroeber fa degli altri uomini come sagome di uomini frettolosamente abbozzate non ci sarà difficile spiegare queste catastrofi. Il malato ha sottratto alle persone del suo ambiente ed al mondo esteriore inteso in generale tutto l'investimento libidico finora in essi impegnato, per questo tutto gli è indifferente e così è portato a spiegarsi l'universo mercé una razionalizzazione secondaria come “miracolato e frettolosamente abbozzato “. La fine del mondo “è la proiezione di questa