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La letteratura psicoanalitica e psichiatrica in tema di effetti psicologici della paternità è scarsa. In linea generale, anche al di fuori dei campi specifici sunnominati, è interessante notare come siano stati descritti di preferenza gli aspetti positivi della paternità (Honigmann).
Per quanto riguarda gli aspetti negativi c'è qualche sporadico contributo psichiatrico centrato sul problema della paternità come evento precipitante nei confronti di una malattia mentale. Su tale piano, mentre io stesso ho raccolto una casistica fenomenologicamente significativa, non è possibile andare al di là di semplici ipotesi psicodinamiche. In dieci casi di Wainwright, “i fattori dinamici trovati sembrarono essere l'aumentata responsabilità, lo scatenamento di conflitti sessuali (ed in particolare omosessuali), la riattivazione di conflitti genitoriali non risolti, il cementarsi di rapporti nevrotici e la rottura di bisogni di dipendenza”. Lo stesso A., a proposito di un caso con dolori addominali e delirio di cancro, si richiama al fenomeno della “couvade” come dimostrazione dell'ultimo legame fra il padre e la nascita. Freeman attribuisce valore precipitante all'invidia per la capacità di gestazione della donna.
Zilboorg a proposito di reazioni depressive connesse alla paternità sottolinea la possibilità che venga vissuta da una parte una situazione di rivalità con il bambino (a livello infantile), dall'altra una situazione incestuosa per il fatto di aver reso incinta una moglie, sostituta della madre.
Bergler osserva che disturbi della potenza nella paternità non sono inabituali in uomini sofferenti di isteria. “I conflitti concernono la