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Al contrario dello schizofrenico, il depresso è riuscito a sviluppare un Io psichico ed un Io corporeo coerenti ed integrati. Manca però di quella valorizzazione e di quella “conferma” narcisistica che conferiscono all'Io una pienezza funzionale (da cui proviene la gioia di vivere).
Per l'A. il punto di fissazione del depresso non è in una mancanza primitiva di investimento narcisistico, ma piuttosto nella mancanza di “conferma” da parte dell'Ideale dell'Io. Ciò lo rende perennemente abbisognevole di apporti narcisistici esterni che egli cerca di ricavare dai più svariati “oggetti vicarianti”
L'A. concepisce la depressione come risultante da un vero e proprio conflitto fra l'Ideale narcisistico dell'Io (considerato come istanza allo stesso titolo del Super-Io ma differente da esso) e l'Io. Pertanto anche l'aggressività del depresso viene interpretata come un'accusa all'oggetto di essere narcisisticamente inadeguato. E quindi le autoaccuse sarebbero non un rivolgere contro l'Io quelle accuse primitivamente dirette contro l'oggetto, ma l'espressione del fallimento del tentativo di proiettare l'Ideale dell'Io accusatore.
Così l'A. distingue nettamente l'autodistruzione del depresso dal piacere di soffrire del masochista (quest'ultimo non cerca realmente di annientarsi ma soltanto mira ad un falso scopo per raggiungere il godimento).
La discussione del lavoro di Grunberger si svolge con interventi di Fain e di Pasche. In particolare ci ha interessato l'obiezione di Pasche cioè che l'Ideale dell'Io non è un'istanza ma solo un modello, un'immagine. Per cui non se ne può parlare come di un termine conflittuale. Grunberger risponde che la clinica confermerebbe (porta esempi) che in certi casi si può distinguere l'Ideale dell'Io come un'istanza separata alla quale il Super-Io si opporrebbe quasi per definizione.