You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
La conoscenza delle motivazioni del suicidio sembra a prima vista prescindere da una ricerca psicoanalitica, come ricerca di motivazioni inconsce, in quanto il suicidio si accompagna spesso a motivazioni coscienti che sembrano giustificarlo.
Il famoso monologo di Amleto costituisce l'esempio più noto, nella letteratura, dell'interrogarsi dell'uomo sulle ragioni che possono indurre l'uomo a suicidarsi. Ma proprio il monologo di Amleto lascia alquanto perplessi circa l'attendibilità dei vari motivi esposti. Basti pensare, tra questi, alle lungaggini delle pratiche giudiziare. Se queste fossero un motivo sufficiente per suicidarsi, in Italia dovremmo avere un numero enorme di suicidi (1).
Oltre che sui motivi del suicidio, l'uomo si è anche sempre interrogato sulla liceità o meno del suicidio stesso. Basti a questo proposito citare l'opinione di Kant o di Schopenhauer. Per Kant il suicidio è una cosa abominevole. Per Schopenhauer invece il suicidio è lecito nella misura in cui esprime nel modo più elementare e radicale la libertà del disporre di se stessi.
Nella mia esperienza clinica ho trovato pazienti che, dopo un tentato suicidio, si sono fatti portavoce sia della tesi di Kant che di quella di Schopenhauer. In un caso, uno schizofrenico, il paziente sosteneva, a