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Sebbene sia un disturbo abbastanza diffuso, l'ereutofobia non è ancora del tutto studiata nella sua psicodinamica.
Fra i primi che se ne sono occupati ricordo Feldmann che in un suo lavoro del 1922 stabilì che nell'arrossire si manifesta un conflitto con una forte componente esibizionistica e lo spostamento sul viso dell'eccitazione genitale.
È tipicamente umana, dice Ferenczi, l'identificazione di tutto l'Io con parti del viso; e il ruolo esibizionista del viso facilita lo spostamento in alto, cioè la genitalizzazione del viso (Stekel).
L'importanza dell'esibizionismo nell'arrossire è dimostrata fra l'altro dal fatto che vi sono persone che arrossiscono con altre parti scoperte del corpo: orecchie, mani, nelle donne il collo e il petto con netta delimitazione della scollatura del vestito. Anzi è stato notato che nelle persone appartenenti a razze umane che d'abitudine stanno seminude il rossore del pudore si estende fino alla cintura.
Weiss, che pubblicò nel 1933 l'analisi di un grave caso di ereutofobia, considera l'arrossire come un modo autoplastico di coprirsi quando si prova vergogna e ci si vuol nascondere. Un modo che però attrae l'attenzione altrui e costituisce quindi una specie di autoaccusa.
Vari Autori, fra cui Nunberg, Rado, Fenichel, Reich, Hitschmann, hanno sottolineato il conflitto esibizionistico e lo spostamento dal genitale al viso. Nunberg specifica che il pudore è una formazione reattiva contro l'esibizionismo direttamente collegata alla paura di evirazione.
Alcuni Autori, come Alexander e - in un lavoro più recente - Feldmann, sottolineano il ruolo nell'ereutofobia di un Super-Io patologico, eccessivamente rigido sia contro la libido genitale sia contro l'esibizionismo