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Una sorte crudele, durissima, assurda nel tragico verificarsi di un incidente fatale, ha troncato — il 22 agosto — la vita tanto operosa del nostro carissimo collega e amico, il Prof. Isidoro Isacco Tolentino.
Al lutto insanabile dei suoi familiari, al dolore di chi, come me, gli fu vicino per molti anni in una quotidiana collaborazione sempre feconda e in una amicizia sempre più salda e affettuosa, si aggiunge l'amarezza per averlo perduto proprio quando più preziosa ci era diventata la sua esistenza.
Le stesse circostanze in cui è avvenuta la disgrazia testimoniano di quelle che erano le sue migliori qualità: l'entusiasmo, il coraggio dinanzi a situazioni nuove, una disposizione a non eludere le difficoltà della vita ma ad affrontarle per meglio comprenderle e superarle.
Qualità, queste, indispensabili proprio per il nostro lavoro di psicoanalisti, che presenta, nella pratica di ogni giorno, ostacoli da superare e problemi da risolvere e richiede perciò una riserva di energie sempre fresche.
La molteplicità dei suoi interessi, la serietà dei suoi studi, l'esperienza acquisita in anni di professione e la capacità di suscitare simpatia e fiducia in chiunque l'avvicinasse, conferivano alla sua personalità un singolare equilibrio tra le qualità dell'animo e quelle dell'intelletto. E questo equilibrio