You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
F. inizia l'analisi all'età di 24 a. per impotenza.
Egli proviene da una famiglia piccolo-borghese: il padre era rappresentante di commercio ed è a riposo da alcuni anni pur essendo relativamente giovane. La madre è casalinga, vi è una sorella di 6 a. minore del paziente, impiegata. F. è diplomato in ragioneria ed ha avuto un curriculum scolastico eccellente fino alla pubertà, mentre successivamente i risultati sono stati meno brillanti ma comunque sempre buoni. Dopo il diploma si è iscritto alla facoltà di scienze economiche, contemporaneamente lavorando. Dopo un anno ha smesso gli studi ed attualmente lavora da quattro anni in una industria, con mansioni commerciali e risultati sempre ottimi.
Nella prima e seconda infanzia il paziente presentò difficoltà di alimentazione continuate; si rifiutava di mangiare se non nei luoghi e nei modi da lui imposti, esercitando nei confronti della madre un controllo assoluto. Alla nascita della sorella ebbe manifestazioni di intensa gelosia espressa sia direttamente ma soprattutto in una costellazione di difficoltà emotive e di comportamento che lo portarono in un reparto neurologico che fu sottoposto a rachicentesi (con esito negativo) ed a vari accertamenti neurobiologici. Nel ricordo del paziente tale episodio tende a condensarsi con un incidente ugualmente carico di risonanze inconsce: giocando in un orto inciampò ed il padre, che lo rincorreva, gli cadde addosso provocandogli la frattura di un piede che lasciò piccoli postumi permanenti, anche se non rilevabili nella deambulazione. Attorno ai 13-14 anni il comportamento del paziente, fino a quel tempo attivo, vivace, con discreto livello di sicurezza, virò alla passività ed a un atteggiamento