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L'ereutofobia è una psiconevrosi ricca d'interesse. Essa ci mostra in effetti certi meccanismi dell'isteria e della nevrosi ossessiva. Il posto di questa psiconevrosi tra le malattie mentali non è stato fino ad oggi esattamente definito. Dato che la medicina procede principalmente nella esperienza delle osservazioni cliniche, noi cominceremo da queste per tentare di risolvere in seguito alcuni dei problemi che l'ereutofobia comporta. Nel lavoro introduttivo che presentiamo qui faremo l'analisi di due casi che abbiamo osservato mostrandone sia i tratti similari come i tratti differenti. Faremo in seguito una rassegna dei casi di ereutofobia già conosciuti nella letteratura psicoanalitica e ricorderemo le ipotesi e le teorie proposte da qualche Autore.
Nel 1939, un malato si rivolge a noi per delle difficoltà antropo-fobiche. Si tratta di un elettricista di 28 anni, celibe, di nome Gianni. La sintomatologia consiste in un rossore con timore ansioso di arrossire, che risale all'età di 18 anni e si manifesta soprattutto in presenza di donne. Sintomi dismorfici: impressione di piccolezza del proprio pene, timore di impotenza sessuale, sentimenti d'inferiorità, timidezza eccessiva, incapacità di avere dei legami sentimentali (rapporti sessuali esclusivamente con delle prostitute). Anche le relazioni sociali sono difettose. Nulle le relazioni amicali: il paziente non frequenta amici né compagni. Egli è coscienzioso ed esatto nel suo lavoro, ma tuttavia ha il sentimento di non riuscire a svolgerlo bene. I rapporti con il suo superiore sono assai ambivalenti. Egli vive in una solitudine