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Il tema del fantasma visto secondo il pensiero kleiniano, che ho scelto di discutere oggi, è così ricco di implicazioni che io mi sforzerò di circoscrivere il pensiero di M. Klein talmente da vicino da impedire digressioni su un tema che, sia dal punto di vista tecnico che teorico, potrebbe portarci al di là dei limiti che mi sono proposta. Ed aggiungerò che è per questo che io oggi cercherò più specificamente di rintracciare l'origine del fantasma da una parte e di discutere della sua funzione nella formazione strutturale dell'Io e nella elaborazione del sentimento di realtà, dall'altra parte.
Certamente sarebbe stato estremamente interessante fare la storia del fantasma attraverso i vari autori e riprendere i numerosi scritti di persone qui presenti che si sono occupate del tema in questione. Se non l'ho fatto è perché è egualmente vero che mi sono proposta di studiare la genesi e la funzione del fantasma secondo il pensiero kleiniano e di introdurre una discussione su certi punti precisi di questa funzione.
Pertanto, perché il mio linguaggio sia prima di tutto comprensibile vi dirò che quando si trattò della traduzione in francese di Psychoanalys of Children di M. Klein, avemmo, M. Klein, il Dr. Boulanger ed io, delle lunghe discussioni a proposito della traduzione di certi termini e fra l'altro anche a proposito dell'ortografia della parola “fantasma”. Noi abbiamo parlato di “phantasmes”, scritto con ph come in inglese per riferirci ai fantasmi inconsci e di “fantasmes” con la f per riferire ai fantasmi coscienti o, più esattamente, alle fantasie. Non so perché