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Presentato da lucide pagine introduttive di Isidoro Tolentino, nella nitida traduzione di Laura Zeller, ha testé visto la luce in elegante edizione tipografica, curata da G. Martinelli, il classico saggio di Anna Freud L'Io e i meccanismi di difesa.
Per una migliore intelligenza dell'opera è utile identificarne la particolare collocazione nel quadro della letteratura psicoanalitica, cioè il punto d'inserimento nel corpo della dottrina freudiana.
È noto che l'indagine del fondatore della psicoanalisi era, fin dall'inizio, rivola all'Inconscio e che assai presto essa aveva identificato, alla base dei processi psichici inconsci, la partecipazione di istanze difensive, qualificandole con le denominazioni di censura, di resistenza o sotto altri nomi, che col tempo ne caratterizzarono le modalità particolari riguardo alle differenti nevrosi. I meccanismi di rimozione, di spostamento, di conversione nell'opposto e, via via, di isolamento, di annullamento, di proiezione ed introiezione, di sublimazione, ecc., erano già acquisiti alla dottrina psicoanalitica quando l'attività di Anna Freud era ancora agli esordi. Sigmund Freud aveva pubblicato i saggi Al di là del principio del piacere, Psicologia collettiva e analisi dell'Io; inoltre, aveva mostrato nel famoso saggio Inibizione, sintomo e angoscia la interazione tra le forze dell'Io e dell'Es, apportando integrazioni alla teoria dell'angoscia. In quegli stessi lavori Egli aveva tuttavia affermato che lo studio dell'Io era ancora da approfondire e ne aveva indicato i principali problemi. L'opera di Anna Freud si inserisce a questo punto delle ricerche e costituisce indiscutibilmente un contributo di grande rilievo alla dottrina psicoanalitica, abbracciando non solo lo studio delle funzioni dell'Io nei dinamismi del processo psichico normale e patologico, ma anche la conoscenza del ruolo da esso svolto nel corso del trattamento analitico, cioè nel processo di adattamento del malato alla realtà. Descrivendo le condizioni in cui