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Desidero chiarire fin dall'inizio che le considerazioni che seguono non costituiscono un approccio sistematico a un tema così vasto, ma rappresentano piuttosto il risultato di varie meditazioni isolate sul materiale incessantemente fornito dai contatti terapeutici con i pazienti, in molti anni di pratica analitica. Durante gli anni vari orientamenti, connessi allo sviluppo del pensiero psicoanalitico, hanno lasciato in me, successivamente, la loro impronta. Alcuni di essi mi hanno influenzato in varia misura, e, attraverso la elaborazione successiva delle esperienze, sono più o meno riuscito ad assimilare punti di vista diversi e ad integrarli in un orientamento (relativamente) armonico.
Tra tutte le esperienze un tema, in particolare, si è costantemente imposto alla mia attenzione, come è avvenuto per tutti gli analisti, con tutte le difficoltà e le oscurità connesse: quali fattori mettono in atto la cura? Facendo una scelta tra i numerosi aspetti del problema, ho deciso, in questo scritto, di concentrarmi su quello riguardante l'interpretazione. Mi propongo di focalizzarlo prima dal punto di vista del contenuto e della formulazione verbale, e di tentare poi di fare un po' di luce sul suo meccanismo di azione. In omaggio al buonsenso, debbo dichiarare che non pretendo affatto di trattare l'argomento in modo esauriente: il mio solo scopo è presentare alcune osservazioni e riflessioni che per me hanno avuto una grande utilità, nella speranza che esse offrano motivi di interesse anche per chi legge questo scritto. Debbo