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Non intendo certo fare qui uno studio esauriente su ciò che numerosi autori hanno scritto su queste tre funzioni di basilare importanza nella nostra pratica analitica: l'evoluzione, la regressione e la memoria.
Pertanto, a proposito della memoria, io direi che sin dai tempi più remoti ci si è interrogati su questo argomento: “Ma come un'idea può essere esatta o sbagliata?” e perciò: “La memoria è esatta o sbagliata?”, questa è la domanda che si posero gli antichi. Descartes, a sua volta, nel suo Discorso sul metodo, proporrà di sopprimere la memoria, “perché”, dice, “è un'idea dubbiosa”. Ma, se si accetta la memoria come una funzione reale, dove si situeranno i fenomeni mnesici? Sant'Agostino dirà che si conservano nello spirito e Malebranche nel corpo.
è sulla base di queste due teorie che Bergson svilupperà il suo pensiero in Materia e memoria, distinguendo la “struttura motrice” (memoria automatica) e la “struttura cosciente” (memoria vera).
Ad ogni modo numerosi psicologi parleranno di sensazioni e di percezioni che non possono essere rappresentate in immagini al punto che, a loro avviso, non si può parlare di memoria quando non si può avere evocazione di immagini. Se non c'è l'immagine della sensazione, non possono esserci ricordi affettivi e cito qui Filloux che dirà: “Si può sapere che si è provata un'emozione, ma è un ricordo che poggia sull'affettivo, non un ricordo affettivo”, ed aggiungerà: “Questo è il caso di numerose reminiscenze olfattive che appartengono alla memoria sensibile e non alla memoria affettiva. Non c'è, nel senso più proprio, una memoria affettiva”.