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Negli ultimi dieci anni, nella letteratura psicoanalitica e psicoterapica l'attenzione è stata spesso rivolta al problema dei cosiddetti gruppi di discussione e della loro differenziazione dai gruppi psicoterapici. Soprattutto gli autori di lingua inglese (Slavson 1958, Foulkes e Anthony 1957, Mullan e Rosembaum 1962) e di lingua francese (Lebovici 1960, , Durand e Cherpillod 1965), hanno ripetutamente messo a fuoco l'argomento distinguendo: da un lato la psicoterapia analitica in gruppo, nella quale la tecnica usata è quella psicoanalitica e che mira, attraverso l'utilizzazione e l'interpretazione delle dinamiche del gruppo e dei fenomeni transferali, a curare individualmente i soggetti nel gruppo; dall'altro lato il gruppo di discussione nel quale sono riuniti degli individui desiderosi di discutere dei problemi professionali o educativi specifici ai loro interessi comuni.
Ci sembra, come giustamente sottolinea Genevard, che la differenza fondamentale fra i due metodi vada ricercata all'origine nella motivazione che conduce il direttore del gruppo (o leader, o animatore, che dir si voglia) a riunire parecchi soggetti, e in quella che spinge ciascuno dei membri a fare parte del gruppo. “Nella psicoterapia analitica in gruppo”, scrive Genevard, “il leader è uno psichiatra-psicoanalista ed i membri sono dei pazienti. Nel gruppo di discussione, il leader è egualmente uno