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L'editore Boringhieri ha di recente pubblicato, in edizione non rilegata, le lettere che dal 1887 al 1902 Freud scrisse a Wilhelm Fliess. Non si tratta di tutte le lettere che giunsero nelle mani di Marie Bonaparte ma della nota selezione curata da Anna Freud ed Ernst Kris, selezione che lo stesso editore aveva pubblicato in italiano nel 1961 in un volume che comprendeva anche le Minute teoriche a Wilhelm Fliess e il Progetto di una psicologia ora inclusi nel secondo volume delle opere freudiane.
La pubblicazione appare con l'ampia introduzione che Kris scrisse per la prima edizione e con una prefazione di Emilio Servadio.
Le lettere di Freud a Fliess, più ancora dell'epistolario ai familiari, vantano un pregio che solo poche opere fortunate posseggono: permettono il godimento d'una doppia lettura, alla ricerca dell'informazione scientifica e contemporaneamente della notizia più intima, atta a soddisfare antiche legittime curiosità sulla complessa personalità di Freud. Come documento sulle origini della psicoanalisi, è noto che queste lettere hanno fornito un contributo sostanziale ai fini della collocazione, nella giusta prospettiva storica, delle intuizioni e dei ripensamenti che fanno capo ad alcune delle tappe fondamentali del pensiero freudiano; come testimonianza dell'onestà scientifica di Freud e della ricca passionalità con cui egli visse per dodici anni, e clamorosamente interruppe, questa amicizia, le lettere a Wilhelm Fliess restano un libro per molti versi unico. Fromm trae da queste pagine numerosi spunti per la sua personalissima “analisi” a Freud, Jones definisce il “periodo Fliess” la sola esperienza veramente straordinaria dell'intera vita di Freud, Emilio Servadio, oltrepassando l'intuizione di Buxbaum, formula l'ipotesi che Wilhelm Fliess abbia impersonato, nel momento culminante dell'impresa di Freud, la sua autoanalisi, l'altro polo della sua esigenza transferale. Chiare manifestazioni di questo aspetto del rapporto tra i due amici sono i poteri q