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Il tema di questo XXVI Congresso internazionale è il progresso in psicoanalisi. In passato, il progresso in psicoanalisi non ha mai coinciso a lungo con una penetrazione unilaterale e disordinata su un fronte ristretto ed isolato. Così, di volta in volta, in tempi diversi e per opera di diversi gruppi di ricercatori, è stata fatta luce sulle vicissitudini della coscienza e dello sviluppo istintuale, sullo sviluppo delle relazioni oggettuali, sullo sviluppo strutturale delle funzioni e delle autonomie dell'Io e del Super Io e sullo sviluppo delle difese, dell'internalizzazione, dell'indipendenza e così via.
Anche se durante l'avventura della scoperta, e soprattutto della scoperta dell'inconscio, si è posto l'accento, come del resto era prevedibile, su questo o su quello, non si è mai seriamente dubitato del fatto che tutte le varie scoperte erano necessariamente in relazione reciproca tra di loro e formavano un insieme organizzato e coerente.
Infatti, ciò che Hartmann (1956) ha chiamato “l'equilibrio del modo in cui Freud afferrava la realtà” non permise che l'approccio biologico facesse trascurare l'importanza dell'ambiente socio-culturale esterno o di quello psicologico interno. Secondo me, neppure oggi è inutile sottolineare quest'ampiezza dell'approccio di Freud e dire che la sua aspettativa che la teoria psicoanalitica, le osservazioni cliniche e la capacità tecnica si sarebbero sempre integrate a vicenda, è stata una delle ragioni principali del continuo progresso della psicoanalisi nel passato. Il destino subìto dalla teoria della seduzione di Freud offre un buon esempio di questo processo di integrazione. L'osservazione clinica sembrava in un primo momento appoggiare la teoria della seduzione; ma la tecnica fondata su tale teoria non dava a Freud risultati terapeutici soddisfacenti