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La terminologia psicoanalitica corrente è, approssimativamente, quella usata da Freud. Il linguaggio di Freud reca l'impronta della fisiologia, della neurologia, della psichiatria e della cultura classica del suo tempo. Esso è colorito dall'uso nella pratica terapeutica, da cui deriva la ricchezza delle metafore. A Freud non interessava la semantica. Per lui l'uso corretto di un termine non significava gran che; era il contesto che importava. Si potrebbe dire che tale disinteresse è il segno del genio e, indubbiamente, ne è la prerogativa. Quando una generazione o due di scienziati si arrogano tale prerogativa, la mancanza di interesse per la semantica può risultare causa di confusione…
Ancora più urgente è la chiarificazione sistematica. Nel corso di cinquant'anni le ipotesi psicoanalitiche sono state revisionate e riformulate di frequente. È raro tuttavia che le scoperte precedenti siano state tutte integrate con le nuove. Nel 1926, in Inibizione, sintomo e angoscia, Freud riformulò un'insieme considerevole delle ipotesi da lui stesso in precedenza avanzate. Sono convinto che la portata di tale riformulazione vada oltre ciò di cui ci si rese conto al tempo della pubblicazione, forse anche da parte dello stesso Freud. Nel momento presente le ipotesi sono formulate, in psicoanalisi, con terminologie diverse, che variano secondo i livelli di sviluppo del pensiero psicoanalitico cui corrispondono.
Il disaccordo tra chi si dedica alla costruzione di modelli è tale da porre in ombra tutti i punti in cui c'è accordo, eccetto uno: quello in cui si afferma che costruire modelli è necessario.