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Freud apre l'era delle interpretazioni psicoanalitiche dell'anoressia mentale. Negli Studi sull'isteria egli parla dell'anoressia nervosa delle adolescenti come di una “nevrosi alimentare” parallela alla melanconia e paragona l'inibizione dell'appetito delle anoressiche alla perdita della vita pulsionale nelle melanconiche. Nel successivo classico Lutto e melanconia, Freud - come è forse superfluo ricordare - interpreta la struttura melanconica riportandola al desiderio fantasmatico dell'Io, regredito allo stadio orale-cannibalico di incorporare l'oggetto divorandolo. In questo contesto divengono comprensibili le inibizioni dell'istinto alimentare. In particolare Freud conferma le ipotesi di Abraham relative alla funzione delle angosce cannibaliche nel determinismo del rifiuto alimentare dei melanconici.
In un saggio teorico pubblicato contemporaneamente a Lutto e melanconia Abraham analizza sulla base di un'originale casistica alcuni tra i più comuni disturbi della funzione alimentare. In particolare quelli più frequentemente incontrati nella depressione: il rifiuto alimentare e la paura di morire di fame. Poiché le pulsioni sadiche del melanconico sembrano tendere “alla distruzione per divorazione dell'oggetto d'amore”, si comprende la frequenza del rifiuto alimentare: “i desideri più profondamente repressi sono di natura cannibalica, i peccati sono riportabili